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giovedì 18 settembre 2008

Hackers e Presidenziali USA

Il Washinton Post riporta una notizia abbastanza sconvolgente che potrebbe far mutare, almeno nei prossimi giorni, i topics comunicativi su cui sarà giocata la partita per le presidenziali USA.

Il fatto è il seguente: un gruppo di hackers è riuscito a violare l'accont personale di posta elettronica della candidata repubblicana Sara Palin ('gov.palin@yahoo.com') e a pubblicare i contenuti di alcune e-mail (attraverso le quali emergerebbe il fatto che la Palin avrebbe usato il suo account personale per condurre affari di stato) sul sito Wikileaks.org.

A prescindere dalla gravità del fatto (è stata violata in toto la privacy del candidato alla vicepresidenza USA), dal punto di vista comunicativo questa debàcle della Palin (dovuta anche alla poca accortezza con cui ha gestito le sue attività on line: un personaggio pubblico del suo calibro dovrebbe usare canali di comunicazione ben più protetti rispetto ai normali account di posta elettronica) scopre il fianco ad una critica feroce da parte dei democratici.

La critica, riportata anche nell'articolo del WP, è la seguente (la traduzione è mia): "Se la Palin è stata così poco accorta nell' utilizzare il suo account personale di posta elettronica (che è stato poi violato) per comunicare questioni di stato, cosa sarebbe potuto succedere nel caso in cui lei avesse avuto accesso ad informazioni vitali per la sicurezza nazionale?".

Insomma: per i repubblicani (che avevano recuperato qualche punto nei sondaggi proprio grazie all' "effetto Palin") questo è davvero un colpo durissimo.

sabato 29 settembre 2007

Birmania

Ciò che è accaduto (e ancora accade) in Birmania in queste ore non può rimanere sotto silenzio. Il regime dittatoriale del paese ha iniziato da giorni una dura repressione contro i monaci buddisti e contro i manifestanti che si sono uniti a loro. Il governo birmano ha cercato di ammutolire i mezzi di informazione internazionale tagliando l'accesso ad Internet ed iniziando una vera e propria caccia ai giornaliti stranieri (vi consiglio il post di Pino Scaccia sulla questione).


Qualcosa, però, sta cambiando. Ieri alcuni militari dell'esercito governativo si sono rifiutati di sparare contro i monaci e si sono inginocchiati dinanzi a loro. Altri si sono rifiutati di sparare contro la folla. Nel frattempo, però, non si hanno più notizie del premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi (il principale leader di opposizione dell'attuale governo).


Io sento di dovermi associare al grido di protesta internazionale levatosi da più parti contro le repressioni attuate dal regime birmano. Un grido simbolico dal colore rosso.